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Condivisione di un pensiero |
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Scritto da Estremo
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Sabato 12 Giugno 2004 14:48 |
“Quando si tratta di leggere negli occhi di una donna, la maggior parte degli uomini è ignorante ed analfabeta”. (Heidelinde Weiss).
Vi chiederete perché comincio con un aforisma del genere questa mia breve “condivisione di pensieri” con Voi: Perché è maledettamente vero; perché nella vita di un uomo non sai mai quando la tua compagna capisce, comprende, condivide o abiura cio che sei in realtà. Mai un uomo che si sente “pulito” dentro penserebbe che cio che sei in realtà è motivo di derisione e di paura in Lei che credi la compagna della tua vita, o ancora peggio la Madre dei tuoi figli. Si è vero, io sono diverso dall’uomo di tutti i giorni, dall’uomo arrogante che “usa” spesso e volentieri la donna come mezzo x raggiungere appagamento e squallida pace dei sensi momentanea; sono diverso perché? Perché forse amo far sentire una donna come una Regina? O forse xchè non mi son preoccupato di filtrare a Lei quelle che sono le mie (e consentitemi) le nostre passioni. Ho commesso un delitto cosi’ grave quando ho ricercato il suo corpo, dalla testa ai piedi, come un sacro oggetto di culto? Ho forse spoetizzato il maledettissimo stereotipo teutonico della donna oggetto? Ma no, sapete… io non mi reputo assolutamente capace di commettere tali nefandezze, e neanche me la sento di sentirmi un “diverso”. Tempo fa, quando conobbi voi e il nostro forum, forse già lasciai trapelare qualcosa che toccava questi delicati argomenti, ma col passare del tempo, leggendovi, e dopo aver avuto l’onore di comprendere la purezza di spirito e di animo di uno di voi in particolare, e dopo anche aver assistito al coraggio che questa persona ha mostrato, palesandosi totalmente al mondo x ciò che è e non x quello che tutti vorrebbero che Lui fosse, ho capito di essere un privilegiato, un “eletto” tra gli uomini… è la titolatura che P. E. Sala assegna all’uomo (sesso) in un suo romanzo: (Stati di Devozione). Ma guardiamo indietro… Boudelaire, Sade, Masoch, Aretino, lo stesso immenso PsicoTerapeutra Kraft – Eibding che con la sua “Psicopatia Sexualis” sfonda quella porticina socchiusa timidamente dalle milioni di anime impaurite dai giudizi del mondo. NO! Io sono cosi’, una bella persona, premurosa, attento innanzitutto alla sofferenza altrui, perfettamente in sintonia con i desideri di chiunque voglia stare bene senza chiedere l’impossibile; ma a cosa serve? A cosa serve sacrificarsi in favore di una moglie, in favore di un amico che hai accettato senza compromessi nella piu segreta camera del tuo cuore… a cosa serve non aver mai preso parte ad incontri con persone che ti capiscono e condividono il tuo mondo, credendo di commettere un adulterio, una mancanza di rispetto… Dio quante stronzate che un uomo riesce a fare. Io sono feticista, è vero; forse masochista… e non me ne vergogno; e x questo io non merito di vivere? Non merito forse di essere anche io un po’ felice? E’ evidente che la mia ex moglie non la pensava cosi’: è scappata via, neanche se mi avesse scoperto in attenzioni diaboliche verso innocenti, o come se avessi circuito un incapace o addirittura se mi avesse scoperto in pose particolari con un animale…! Nulla di tutto questo amici miei, sto parlando con voi con il cuore totalmente aperto e privo di veli. Io ho perso mia moglie, i miei progetti, i miei sogni futuri… ho perso quella maledetta ipoteca sulla vita che avevo sottoscritto, in un istante, e questo xchè? Perché sono stato me stesso… Ecco che mi sento l’analfabeta che cita la WEISS. Non ho saputo leggere nei suoi occhi… o non ho voluto. Spero vogliate perdonare questo mio sfogo, ma credo che voi siate le uniche persone capaci di comprenderlo senza emettere sentenze.
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Commenti
Considera poi...noi siamo mondi in cammino, e quello che hai visto oggi nei miei occhi difficilmente lo vedrai uguale domani.
E' un lavoro duro amarsi; puoi fare anche le migliori scuole ma resterai sempre come tutti un assoluto principiante. E mi pare sia lì il bello :-)
un abbraccio
Un abbraccio
ho letto con gioia il tuo sfogo: mi sembri una persona sensibile, intelligente, colta, e soprattutto una persona che nel mare dell’ uno-nessuno-cen tomila che è la vita di ognuno di noi ha provato a aprire il suo cuore e si è dichiarata soprattutto di fronte a se stessa! Le tue domande sono per questa medesima ragione molto interessanti e meritano un paio di considerazioni – che ti porgerò ovviamente allo stesso tuo modo: “con il cuore aperto”. Dal tuo sfogo emerge indubitabilment e che la vita di chi come te (e me senz’altro) porta in sé una scelta estrema da compiersi in ogni momento della propria vita ha bisogno di chiarezza, di chiarezza prima di tutto con sé e quindi con e davanti a-gli altri. E’ fuori dubbio – e credo che pure tu già conosca - che la storia con tua moglie ha messo alla luce un errore – se mi passi la forte parola - di fondo, che spesso molti di noi compiono per mille e svariati motivi: intendo la paura di dichiarare in principo di una qualsiasi relazione la propria autentica natura. Questo è difficile per chiunque, dom o slave, amante dei piedi, della ‘farfallina’ o dell’animaletto… La passione, proprio perché coglie il 100 % del nostro io, quello più interiore che si ha, è un campo (davvero) ‘minato’, per dirla in metafora. Quindi viene facile di capire che alla base della fuga della tua (amata?, e sono certo di si) ex moglie sta (forse) la tua non capacità di dimostrarti per quello che sei fin dal primo momento. Ne deriva che se tu (dato che non riporti elementi a suo – di lei - carico) hai portato la vostra relazione fino all’altare (insomma, obiettivo non da poco in un rapporto a due) senza ‘definirti completamete’ ai suoi ‘occhi’ (ecco in discorso la tua frase in epigrafe della Weiss) per quello che sei e che hai dentro veramente nella, tua soltanto, realtà. Ecco il ‘vero’ problema, credo: non si tratta ossia di “non meritare di vivere” (e cito tue parole) o di ritenersi indegno di “essere quello che si è” (e cito le parole di un –grande- filosofo) ma nella troppo grande paura di guardare - fin dal primo momento - diritto negli occhi (suoi e prima tuoi) e in profondità. Capo primo. Ne deriva pertanto la più decisa esortazione a tutti (compreso chi scrive) a mai celarsi dietro se stessi, nel gioco della finzione fine a se stessa, intrapresa vuoi per codardìa, per paura generica o per eccesso di sensibilità (per l’altro e/o per se stessi)… Ogni momento è il momento giusto per iniziare a smettere di chiamarsi fuori da sé, per smetter di essere una altra persona, per non appartenersi e per allontanarsi dal vero.
Capo secondo: in merito alla tua frase “non sai mai quando la tua compagna capisce, comprende, condivide o abiura ciò che sei in realtà”. In questa frase leggo una grande paura, amico mio; il sentimento panico che ti trattiene deve essere sciolto dal pensiero (e si capisce bene che sei una anima inquieta di cercatore, di ri-cercatore, di ‘amante della sapienza’, nel senso letterale. E citi personaggi che certo hai letto e riletto…) ma anche dall’istinto. Non fidarti troppo della tua testa, se mi permetti; ascolta anche il tuo terzo orecchio e il tuo terzo occhio. Quelli che ti appartengono fin da bambino e che con il tempo hai imparato a controllare, e poi a nascondere. Essi sono una guida potente e fedele, che mai tradisce, e che legge ben più a fondo il mondo reale di quanto riesca a fare la (doppia) coppia che vive manifesta in volto. Fidati in sostanza di ciò che il tuo “sogno” ti dice; so che ami tra-scrivere in belle e intense pagine il tuo ricco mondo interiore, quello fantastico, in eccitanti racconti: dato che ne possiedi uno in misura così definita e ricca; se mi permetti ancora una volta, prova a metterlo in realtà: a trasporlo cioè nel ‘mondo del reale’. A differenza del mondo onirico, il mondo reale ha bisogno ‘soltanto’ di essere “innescato”. Ogni ambiente, ogni situazione, è infatti di per sé ‘neutra’, senza segno. Siamo noi che con azioni, parole e gesti lo modifichiamo fornendogli una connotazione. Anziché attendere che gli altri, oppure l’ambiente stesso, si definisca in una particolare dimensione prova a fornirgli tu quella tua. Occorre semplicemente (so che sembra facile dirlo…) indirizzare il mondo nel tuo modo di sentire. Una sola frase, un solo gesto può spostare e definire gli eventi secondo il tuo modo di vedere e sentire. Il resto viene da sé: vuoi grazie all’interazione degli altri, vuoi del reale, vuoi della catena degli eventi non prevedibili. In sintesi: prova a mettere in relazione il tuo mondo interiore con il mondo che sta fuori, che sembra di tutti, ma che in verità a ben vedere è il ‘mondo come appare a te che lo vivi dal tuo dentro’ (e non intendo in questo modo parlare di Shopenauer!). Sono certo che agendo in questo modo sarà più facile per te far emergere il tuo vero io, e allentare le tue paure di cui sopra…. Dato che sei una ‘persona di pensiero’ spero ti faccia piacere leggere di un passo che mi ha dato molto da riflettere su questo punto, e spero possa interessarti e stimolarti come è stato per me. Martin Heidegger (precisamente nel suo celebre quanto complesso saggio ‘Perché i poeti’, contenuto nella raccolta ‘Holzwege’) definisce (inizio citazione) “l’essere (– per intenderci in modo semplice “l’essere” siamo noi nella nostra essenza più profonda e radicale –) come il rischio puro e semplice. Il rischio arrischia noi, gli uomini, ossia rischia i viventi. L’essente (=noi che viviamo la vita) è in quanto rimane sempre dentro il rischio (arrischiato). L’essente (=noi) rimane però arrischiato nel fatto stesso di essere, cioè in un rischiare continuo. L’essente dell’essere è il rischio”… Fine della citazione. So che il linguaggio non è semplice, proprio perché si parla della cosa più complessa che esiste, ossia il cuore della nostra natura, e Heidegger usa una lingua complessa al limite della comprensione. Ma il cuore di questo suo pensiero, che definisce in sostanza la natura più profonda di noi viventi, è che noi siamo il rischio che continuamente rischia, siamo imprigionati nel consapevole rischio, e non possiamo essere altrimenti che questo. Noi siamo un continuo rischio, siamo trattenuti senza preoccupazione nel nostro rischio. A tratti questo pensiero fa paura! Da un lato siamo imprigionati in questa condizione, dall’altro la viviamo senza preoccupazione, ma consapevoli che questa è la nostra “benzina” esistenziale, ossia il movente della nostra stessa esistenza. Prova a pensare questa idea in rapporto alla paura di rivelare la tua vera natura… non è più semplice tutto quanto? Intendo dire che non hai nulla da rischiare, poiché il rischio è già connaturato nella tua natura, un alto- altissimo rischio, quello di vivere, che puoi gestire tu stesso… tanto vale rischiare a tuo vantaggio, non credi? Il rischio è già la tua più natura di uomo: perché dunque non portare il rischio ad elimiare la paura di manifestare chi sei veramente in ogni momento della (tua) vita? Amare così il rischio di essere chi sei perché fa parte anche questo, anzi questo soprattutto, della tua natura più propria. Amare a tal punto la vita nel rischio da desiderare di diventare finalmente un tutt’uno con la tua più vera essenza: questa è la riflessione che ti porto in conclusione, caro amico, di questa mia replica. Sai: mi sono visto, e certo molti di noi si saranno allo stesso modo visti, come allo specchio nelle tue paure, nel tuo matrimonio andato in pezzi (e di cui mi dispiaccio davvero!), nel tuo sfogo pubblico che chiede di essere capito da un altro essere umano (per lo meno uno!), nella tua disperata ricerca del vero, dell’anima gemella, del non volere essere considerato (da te stesso in primis) un “diverso”, nel sentirti una bella persona. E così ti invito a riflettere su ciò che anche per me è stata un riflessione ad alta voce. In ultimo, augurandoti tutto il bene possibile (perché tu ‘sei’ una bella persona!) e di realizzare il tuo progetto di vita, ringrazio il direttore-fonda tore di questo sito e con lui tutti i partecipanti a questa bella e pulita comunità di ‘anime belle’, che nella loro ricerca mettono a disposizione degli altri parte del loro prezioso tempo e frammenti di vita vissuta che ci fanno sentire degni di essere ciò che davvero siamo. Grazie.
Vostro mozart(-feet).
ti scrivo immaginando di intrattenere una chiacchierata con un amico di vecchia data...
Mi chiedo e ti chiedo: come [Censored] hai potuto farlo?
Ti senti tradito? E lei? Come credi che si sia sentita e che si senti lei? Dopo aver visto l’uomo che ha sposato in un comportamento da maniaco con l’impermeabile al parco? Sai, è complicato spiegare alla donnina terrorizzata, seduta sulla panchina del parco, che molto probabilmente il maniaco con l’impermeabile è un uomo che a modo suo, se pur sbagliando, chiede aiuto, approvazione e forse, amore!
Quanti mesi o anni, prima del “Si, lo voglio”, sei stato il suo uomo? Vedi, caro amico, lei, avrà tutti i difetti del mondo, ma ha avuto il buon senso di mostrarteli!
Il contadino, semina in autunno per ottenere un raccolto in primavera. ..il contadino, dedica molta attenzione alla semina e ancora di più alla fioritura, per ottenere un buon raccolto. Sai, ci sono svariati tipi di raccolti, di fioriture. Alcuni raccolti fioriscono in pochi giorni, altri dopo settimane, per altri occorrono mesi, altri ancora fioriscono dopo anni e qualche raccolto non fiorisce, nonostante le premure del contadino. In pratica quello che vorrei dirti amico mio è che indossando la maschera e togliendola nel momento a te più favorevole, hai creato una vittima, poiché, sposandola mentendole non hai pensato a lei. Alla sua personalità, alla sua educazione familiare e sessuale, sulla quale potresti discorrere sicuramente, immagino! Ma soprattutto l’hai tradita, facendola vivere nell’illusione di una vita che non c’era. Si soffre tremila volte di più per un’illusione. Che per la fine d’un rapporto vero, vissuto e finito.
La tua ex, ha avuto comunque grazie a te una crescita individuale. L’hai proiettata in uno conosciuto mondo diverso, ma ciò che ha rifiutato con te, in futuro potrebbe sperimentarlo con altri uomini o con uno solo per il resto della vita...con un uomo che sappia svezzarla. Come potrebbe rifiutare sempre qualsiasi uomo con questa indole! Viva la libertà.
In quello che Estremo ha scritto è riassunta la piaga della nostra epoca e di quelle che furono in passato.
La piaga del pregiudizio e della cecità sociale e culturale.
Si fugge da ciò che si teme, si teme ciò che non si conosce, non si conosce perchè non ci si vuole confrontare,
non ci si confronta in aperta reciprocità perchè non ci si relaziona, non ci si relazione perchèè più facile essere egoisti
che altruisti. L'egoismo di una sola visione possibile del mondo,la nostra,
è il pregiudizio dei pregiudizi, quello che ci rende veramente ciechi.
La donna di Estremo si è spaventata di ciò che non conosceva e ha preferito il disimpegno e la fuga.
Giudicate voi, è più spaventoso affrontare le diversità dell'altro o l'atto in sè di abbandonare chi invece
desidera il nostro aiuto?
La verità è che la fenomenologia del feticismo fa ancora molta paura e le persone che non hanno gli strumenti culturali
idonei per affrontarla preferiscono abbandonare il campo.
Doctor Retifist
http://doctorretifist.splinder.com
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