| L'educazione sentimentale, 1° |
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| Scritto da vince |
| Venerdì 16 Marzo 2007 08:54 |
Napoli, Ottobre, sabato Alle quattro del pomeriggio, i presenti nella redazione del giornale “Napoli notte” erano tutti a guardare la partita in tv. Il Napoli aveva appena pareggiato e stava cercando il gol della vittoria. Squillò il telefono interno di Sergio Oliva, il caporedattore, che lo alzò di malavoglia. - Che succede? Un attimo di silenzio poi un colpo di tosse. - Buonasera dottor Oliva …Chi abbiamo disponibile per il Policlinico? Riconoscendo la voce del direttore, l’uomo di fiducia della nuova proprietà, Oliva s’irrigidì sulla sedia. - Mi pare… Un sospiro dall’altra parte. - No, scusi dott. Oliva, niente mi pare… lo sa chi c’è? Uno dei primi provvedimenti del tagliatore di “rami secchi”era stato abolire le postazioni fisse. Ma il caporedattore decise di evitare le polemiche sulle riduzioni di spesa, in fondo pure a lui certi sprechi del passato erano parsi esagerati . Però.. - Come lei sa, di “permanenti” non c’è più nessuno… - Certo che lo so, l’ho deciso io.. - Già.. però Anna Romano dovrebbe essere più o meno da quelle parti per un’intervista… Il direttore lo interruppe. - Molto bene. Con un po’ di buona volontà si viene a capo di tutto.. Breve pausa durante la quale il caporedattore non fiatò, con l’uomo di Cuneo era meglio non sbilanciarsi. - La Romano va bene. Ma le dica di mandarci tutto con attraverso la rete informatica. Voglio una straordinaria tra due ore e la notizia sulla prima pagina.. Nonostante il Napoli stesse per battere una punizione in zona d’attacco, a Oliva venne la curiosità. - Ma quale notizia, direttore? - Controlli le Ansa invece di guardare la partita, dott. Oliva, la redazione sportiva mi pare già abbastanza sostanziosa. Comunque hanno sparato ad un neurochirurgo nel suo studio al policlinico.. ma non perda altro tempo, avverta la Romano.. Gli venne un’idea. - Senta.. nella straordinaria infiliamo pure la partita? Ma la comunicazione con il direttore si era interrotta. Cercò di mettersi in contatto con la collega. Che aveva un caratterino per niente facile. Addio partita. Anna Romano non fece certo sconto di insulti ad Oliva quando ricevette il messaggio, ma alla fine, quando le disse di rivolgersi al piemontese, chiuse il telefono e si rimise in auto. Addio pomeriggio al cinema. Però poi riflettendoci sopra, si rese conto che le si presentava una bella occasione per accontentare gli editori del giornale. Cioè mettere in imbarazzo il più possibile il governatore e i suoi amici. Un paio di settimane prima le era riuscito il colpo di scoprire che uno dei componenti più in vista della giunta era stato denunciato dalla moglie per una storia infamante. E la cosa aveva fatto visibilmente traballare la coalizione. Fino all’epilogo di quella mattina di una intervista “verità” a sua moglie, che doveva essere il pezzo forte del fine settimana. Invece ora c’era la possibilità di fare un en-plein. Aveva questa idea in mente quando sfoderò il suo miglior sorriso all’ispettore capo Ferrara, che se la vide comparire davanti nell’atrio al Policlinico. Edizione straordinaria Trucidato barbaramente il neurochirurgo Rosario Formisano Omicidio al policlinico! Ancora terrore sangue in città: quando finirà l’incubo? Servizio e commento di Anna Romano … è un destino amaro quello che sconvolge di questi tempi la sanità napoletana. Dopo le tangenti del “Monaldi”, l’agguato (fortunatamente fallito) al primario del Cardarelli, i morti ammazzati per il racket dei defunti, addirittura un neurochirurgo di specchiata reputazione misteriosamente ucciso nel suo studio. Senza che il tanto reclamizzato sistema di sorveglianza, da poco inaugurato con trombe e festoni dal governatore, abbia neppure registrato un’immagine. Dopo questo nuovo episodio criminale l’unico commento che abbiamo ascoltato dalle sue labbra, di solito meno serrate, è stato un enigmatico. -Tutto questo lascia sconcertati- Già però, guarda caso tutti episodi riconducibili alla sorda guerra per il controllo della miniera di danaro chiamata sanità. La strada della speranza per tanta povera gente. Basta un’occhiata per capire che il clima al Policlinico non è dei più sereni e gira parecchia inquietudine nel personale. Gli inquirenti non rilasciano dichiarazioni, meno che mai i magistrati. Fonti vicine al pm incaricato delle indagini, lasciano filtrare la notizia che si sta controllando l’agenda degli appuntamenti del medico. Ultima notazione: la scritta “medici bastardi” sul muro della studio di Formisano, apre la pista ad una rivendicazione politica. Segue di poco le minacce al nostro arcivescovo da parte delle sedicenti brigate rosse napoletane. Le Br hanno fatto nido nella nostra città? Magari con le connivenze di certi ambienti della sinistra cittadina? Chi vivrà vedrà. Certo, se il governatore si sente sconcertato da quello che accade in città, figurarsi i poveri cittadini.. Il tg di mezza sera aprì proprio con un collegamento da Napoli. Alle dieci e mezza, dalla tv accesa di un ristorante vicino Praia, Romeo Petrella ascoltò e poi richiamò l’attenzione di sua moglie. La vide sbiancare e poi iniziare a piangere. Un pianto silenzioso. Ottobre, martedì, tre giorni dopo il delitto. Uscendo dall’auto nel cortile antistante il cimitero di Pompei, Sonia si guardò nello specchietto. Si trovò decisamente più vecchia, nonostante gli occhiali scurissimi. Una raffica di vento quasi le portò via lo sportello e richiamò l’attenzione di suo marito, che era arrivato lì con l’altra auto a disposizione della famiglia. Gli fece cenno di non preoccuparsi e poi si mise a cercare un fazzoletto. Aveva preso quasi a caso dall’armadio quella borsa, che non utilizzava da un po’ e disperava di trovarlo. E invece c’era. Però senza saper come, infilò la mano in una taschino e scoprì un buco. Quando le dita furono dentro scoprì che c’era qualcosa: rimase molto sorpresa a trovare il suo vecchio cellulare. Naturalmente era spento e, nonostante il luogo in cui si trovava, lo riattivò. Subito la sorprese il bip che le segnalava l’arrivo di un messaggio. Non riuscì a fare a meno di sbirciarlo: ma era solo la comunicazione che il credito stava finendo. Ma c’erano anche tutti gli altri messaggi, mai cancellati. Fece appena in tempo a sbirciarli, prima che il telefono si disattivasse. Già era troppo, per l’esausta batteria priva di ricarica da mesi. Ma le era bastato. Richiuse la borsa e si avviò verso il cimitero. Aprile (sei mesi prima) Nonostante il traffico, la curiosità di guardare il telefonino e scoprire chi le scriveva era forte. Quando ci riuscì, sorrise, nonostante intorno ci fosse un inferno. Era proprio lui e non un solo messaggio, tre consecutivi.. Appena potè cercò di leggere qualche frase.. .. fossi nei tuoi passi li conoscerei, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, nelle sottili fragranze delle tue emozioni… Fragranze. Il viso le si rischiarò per un attimo, ma poi un clacson la richiamò alla realtà. Scorse nello specchietto retrovisore un viso congestionato. E si concesse solo il finale del messaggio.. … il desiderio passa dall’uno all’altra ed è il bagliore di una stessa fiamma.. Quando finì, sentì dentro il languore che le procuravano quei discorsi. Allora guardò l’orologio e decise per una deviazione. Il custode la vide attraversare l’atrio e abbandonò per un momento la lettura del quotidiano sportivo. Che fosse una bella donna Sonia e mostrasse meno anni di quanti effettivamente ne aveva, con due figli grandi, era indubbio. Ma non le piaceva per niente essere vistosa. Di solito portava i pantaloni anche se le sue lunghe gambe l’avrebbero autorizzata a sfoggiare le gonne di sua figlia adolescente. Arrivò sulla porta dell’aula che era socchiusa. Lesse il foglio con argomenti e relatori: Nicholas Autieri, “ Guerre civili e letteratura”. Poi sentì la sua voce. Si fermò sull’uscio e lo ascoltò scandire Garcia Lorca. L’aveva conosciuto proprio seguendo le sue lezioni. Ed era cominciato proprio da lì tutto il resto. La società, il suo lavoro. E altro. perché sei morto per sempre.. Una pausa abbastanza lunga. E poi riprendeva. Sorrise ancora. Era sicura che avrebbe citato qualche frase nell’originale. Era un suo vezzo. Consultò l’orologio incerta se entrare: la lezione era quasi al termine. Decise di no e aspettò che gli studenti si allontanassero prima di farsi avanti. In aula però erano rimaste un paio di corsiste che chiacchieravano amabilmente con lui. Fece finta di niente mentre si chiedeva se fosse una fitta di gelosia quella che le aveva presa per un attimo. Ma poi decise di no. A guardarlo così, con quello sguardo irritante, sempre in bilico tra il distratto e l’ironico, le parve impossibile che fosse la stessa persona che le inviava quei messaggi. Che le procuravano languori. Le corsiste stavano accomiatandosi e lei gli si avvicinò. Ma prima che potessero parlarsi, sentirono alle loro spalle una voce che li fece girare. - Proprio voi stavo cercando, l’uno o l’altra, Nicholas e Sonia, il gatto e la volpe. E vi ho preso insieme.. Era Simone, il responsabile dell’area informatica della L&C, la loro società . Mostrò il lavoro fatto che sarebbe servito alla L&C per un concorso importante. Sonia si divertì a osservare le doti camaleontiche di Nicholas. L’intellettuale aveva lasciato il posto ad un ispido bottegaio che rintuzzava a muso duro Simone quando le richieste gli parevano fuori luogo, ma capace di lusingarlo quando lo vedeva dispiaciuto. Finalmente rimasero soli e lei agitò la testa sconsolata sbirciando il materiale appena consegnato. - Ma ce la farò mai Nick a spiegare questa cosa, una volta lì? - E perché no? - Perché non ho ancora capito la differenza che passa tra le foto in jepg e le altre, come diavolo le ha chiamate, figuriamoci quando deve proiettarle.. Lui si mise a ridere e le prese la mano. - Simone la fa difficile perché vuole darsi importanza. E’ una sciocchezza, ora te la spiego.. E lo fece, impiegando pochi istanti. Con una tale semplicità che a Sonia brillarono gli occhi.. - Sembra tutto così facile quando me lo spieghi tu.. Lui fece spallucce si trasformò ancora un’altra volta: le sollevò la mano e gliene baciò il palmo. Lei se la guardò facendo finta di cercare qualche traccia del passaggio delle sue labbra. -Ehi…Mi sembri molto ispirato oggi, o sbaglio? Nicholas la fissò. - Abbastanza. Forse perchè non ti aspettavo.. Era al corrente di una relazione che Sonia intratteneva da tempo immemorabile e sapeva che di solito in quel giorno della settimana incontrava questa persona. A lui sconosciuta. Nelle ore che le consentivano gli altri suoi impegni, in primo luogo suo marito. E i figli, naturalmente. - Infatti non dovevi aspettarmi. Sono passata un momento ma devo scappare.. oltre tutto, nonostante la tua brillante spiegazione, ho pure da prendere confidenza con le cose che ha portato Simone.. Nicholas ripose un libro nella borsa di cuoio. - La mia incerta Signora corre… Sonia non potè fare a meno di notare il nuovo repentino cambiamento che si era verificato in lui. Ma se ne sentì lusingata e non riusci a reprimere la voglia di scherzare. - E il perseverante schiavo la rincorre, vero?… vuole decidere della Sua vita… non è un po’ contraddittorio tutto questo, caro schiavo? Vedendolo scuotere il capo sconsolato si affrettò ad aggiungere. - Ah dimenticavo che “caro” non ti aggrada… ritiro il caro, ma la contraddizione rimane, no?.. Lui si lasciò appena sfiorare dal sorriso per quella precisazione e subito dopo la fissò in modo intenso, come se solo allora lei fosse entrata. Guardò l’assorto cane Snoopy nella maglietta nera sotto la giacca, i suoi jeans un po’ scoloriti con la toppa a forma di cuore sul taschino e naturalmente le scarpe. Erano nere di pelle con una fibbia dorata, con appena un accenno di tacco. Scarpe comode per una giornata in città. - Niente affatto, Signora… è martedì oggi o mi sbaglio? Lei sorrise all’apparente volo pindarico nel discorso del suo interlocutore. Ma capì a cosa si riferiva e gli rispose con una smorfia ambigua che poteva volere dire tutto e niente. Che c’era già stata. O l’avrebbe fatto più tardi. Oppure che era indisposta. O che l’amante era in viaggio. O altro. - Lo è. E allora? Senza aspettare la sua risposta e godendosi la sua incertezza tirò avanti. - Se vuoi un passaggio fino allo studio sbrigati, ho fretta.. Nicholas chiuse la borsa e la seguì verso l’uscita. Appena furono corridoio e lei fu sicura che non ci fosse nessuno in giro, lo prese per il braccio e gli baciò la bocca con passione. Poi con gli occhi stretti contemplò la sua espressione prima di riprendere il cammino, eludendo il tentativo di continuare l’operazione. - Lo sai che ho iniziato il libro che m’hai regalato? Lui fece una smorfia di leggero disapprovazione. - “L’Educazione sentimentale? ”… Ne hai messo del tempo per aprirlo.. figuriamoci che speranze si possono avere di.. Stavano per uscire in strada e lei gli mise una mano sulle labbra.. - Ssh…Come si dice: meglio tardi che mai, no? o ti piace di più “ogni tempo viene”? Gli rivolse un’occhiata ammiccante e tirò avanti verso l’auto. Nicholas dovette respingere l’assaltò di un paio di ambulanti che tentavano di vendergli le cose più svariate. Lo fece cercando di non essere sprezzante: a Sonia piaceva constatare come la reputazione di uomo scostante non fosse per niente adatta a lui. - Corriamo da qualche parte? Sonia rise di quell’altra domanda allusiva, che doveva essergli costata. - A fare spese per la famiglia, “caro”, il martedì è “anche” giorno di mercato, l’hai dimenticato? Aveva sottolineato “anche” e di sicuro lui se n’era accorto, ma non parlò fino a quando non furono nell’auto e Sonia cominciò ad armeggiare con il pesante antifurto che avvolgeva il volante della sua vecchia Polo. - Non ti pare esagerata questa cintura di castità per una vecchia zitella? Lei sfoderò l’aria imbronciata. - Lascia in pace la mia macchina che si offende e ci lascia per strada.. Si stava facendo ora di pranzo. - Vai in ufficio? Lui ci pensò un attimo. - E se venissi al mercato con te? Lo guardò un po’ sorpresa, ma si riprese immediatamente. In fondo non era la prima volta che lo facevano. - E mi porteresti le borse, immagino.. Lui le sorrise. - Naturalmente. - E’ andata.. Appena il traffico si fece più tranquillo, Sonia liberò una mano dal volante e la dedicò ad una carezza non superficiale al sesso di Nicholas . - Ehi, siamo in forma.. - Non c’è male. E tu? Giorni speciali? Sonia capì subito che si riferiva al suo ciclo. Non riusciva ad uscire dalla spirale delle domande sul suo martedì di incontri. E gli rispose senza smettere di toccarlo. - .. niente affatto… ma perché ti interessa? hai cambiato idea su certe cose banali? Lui fece spallucce e lei proseguì. - …non dirmi che sei diventato geloso… non avevi detto che era una cosa impossibile, questa? Lui si girò a guardare la strada, per un attimo rabbuiato. C’era stata un’occasione in cui lei gli aveva chiesto direttamente se la stesse corteggiando. Lo aveva fatto ridendo, mentre mangiavano un gelato. Ed era rimasta molto sorpresa di quello che lui le aveva risposto. Che non voleva che il loro diventasse una banale rapporto di letto. Uguale a tutti quelli di prima e di dopo. Gli aveva dato del presuntoso ma questa cosa l’aveva davvero incuriosita. Si era messa a leggere le sue storie. Ad origliare alle sue fantasie. Fino a quel giorno in cui aveva cominciato a toccarlo. Proprio in auto, mentre parlavano di una di quelle fantasie, che vedeva lei protagonista. Da lì erano cominciate altre cose. Sullo sfondo c’era l’idea del “gioco”, nella quale ambedue si cullavano. Quanto alla sua relazione con lo sconosciuto, lei non aveva ancora chiaro il punto di vista di Nicholas. Non le aveva mai detto di interromperla. Ed era l’unica persona al mondo, a parte lei e l’altro, che conoscesse questo segreto.. - Ma cosa vai a pensare: uno schiavo può essere geloso? - Non sono io l’esperta… e poi tu sei uno schiavo intermittente, come le luci sull’albero di Natale… anzi continuo a pensare che la tua sia una specie di sbandata.. Eccolo con l’espressione dei giudizi. Taglienti, solitamente. - La sbandata dici? Vediamo un po’. … in francese si dice “L’embardéé”: fa un po’ troppo Godard, però… Vediamo l’ inglese: ci sarebbe “ The misfits”, vuol dire gli sbandati… ma è titolo che esiste già e non porta manco tanta fortuna … comunque a te quale piacerebbe di più per il “nostro” film? Sonia si rese conto che seguirlo su quella strada non le conveniva. - Semmai il “tuo” film e non cambiare discorso. E’ questa la verità. Volevi fare sesso con me, sapevi che ero già presa e hai scelto la strada complicata e intellettuale. Il gioco: non è così? Lui le sfiorò la mano che lo stava carezzando. - Perché a te invece io non interessavo per niente, vero? Sonia si ricordò che era stata lei ad incominciare. E il quando e il come: si fece seria e smise di toccarlo. - Se così fosse stato non avresti avuto manco l’occasione di scherzare con me su qualsiasi argomento diverso dalle tue lezioni.. Ma non so fino a che punto, sai? Erano arrivati al mercato. Si confusero con la gente che sciamava per corso Sirena, fra i banchi dei venditori, nel frastuono da bazar orientale di voci e musiche. Sonia contrattava i prezzi proprio con la grinta di una trafficante arabo, in un dialetto stringato e spesso fulminante. E passava le borse a Nicholas in giacca e jeans neri, impenetrabile dietro i suoi Persol, man mano, che concludeva un acquisto. Quando i banchi cominciarono a diradarsi e furono quasi di ritorno verso l’auto, lui, reggendo il suo carico, abbozzò una smorfia scettica. - E’ per via della sbandata che ti faccio da portaborse, secondo te? Lei non si girò, stava occhieggiando i prezzi sui banchi con la frutta. - Non lo so. Forse. - Negazione su tutta la linea. Fine delle trasmissioni. Ora sentirai pure la musichetta della buonanotte. Sonia allora si voltò un momento. - Come tua signora potrei farti pagare molto caro il tentativo di zittirmi, sai? Nella confusione del luogo dovevano gridare perché le loro voci fossero udibili, anche se lo facevano senza guardarsi e Nicholas non perdeva un grammo del suo aplomb. Ma a volte qualcuno ascoltava le loro parole e si voltava a guardarli. Per un inspiegabile caso proprio quelle ultime, erano risuonate in un attimo di quasi irreale silenzio. Tanto che un venditore di cappelli rimase a fissarla con l’aria perplessa.. Ma lei non se ne accorse, distratta da tutto il resto. - Potresti, effettivamente. Ma non succede. Anche per oggi non si vola. La rivoluzione ha cambiato indirizzo. Passate più tardi, stiamo ridipingendo la toilette.. Questa volta invece Sonia rise di cuore e poi dopo essersi guardata intorno gli sfiorò le labbra con le dita: una vecchietta la fissava a bocca aperta. - Uhm.. almeno sei uno schiavo abbastanza divertente.. Per lo più la gente intorno che li vedeva chiacchierare a quel modo li prendeva per un marito e moglie un po’ stravaganti che scieglievano i banchi del mercato per discutere animatamente. C’era anche chi conosceva l’uno o l’altro. O anche ambedue. Non molti, ma c’era pure chi, tra loro, ne era incuriosito. Ma Nicholas non faceva proprio caso e chi gli stava intorno e di quello che aveva appena detto Sonia non parve affatto convinto.. - Come si fa ad essere davvero schiavi se la tua padrona non ha tempo per occuparsi di te? Lei inarcò il sopracciglio e scelse per fermarsi un banco un po’ defilato: dopo aver pagato la frutta gli rispose. - E’ colpa mia, allora? Lui sbuffò. - Chi ha parlato di colpe? Sonia non disse niente, aveva il suo da fare ad armeggiare con la serratura del bagagliaio. Quando riuscì ad aprirlo, Nicholas sistemò con cura la spesa, richiuse e le sedette vicino nell’auto. Lei aveva in mano il telefonino e prima di girare la chiave della messa in moto si svagava un pò guardando i suoi messaggi. - Con questi un po’ mi incanti e molto mi preoccupi. Però oggi proprio loro mi hanno spinto a cercarti.. Lui le cercò con gli occhi, poi prese un foglietto di carta e si mise a scrivere qualcosa. Dalla radio veniva di nuovo la musica quando mise il bigliettino sul cruscotto: appena il traffico lo consentì, Sonia lo lesse. ch’abbia dolci nebbie e profonde rive.. E gli sorrise di nuovo, ma in modo diverso. Aveva occhi chiarissimi che colpivano anche di più quando toglieva gli occhialini da sole. E come fosse per caso lo toccò di nuovo, ma più profondamente. - Solo io potrei essere la tua insegnante privata di pianto.. Lui si limitò ad una smorfia. - Il presuntuoso sono io, vero? Comunque ci potresti provare se ti rimanesse un attimo di tempo tra le tue mille occupazioni … Non gli rispose, ma solo perché sentì di nuovo il languore che la prendeva. Dalla radio accesa chiamò la musica a farle compagnia. *** Nicholas uscì dall’auto per raggiungere l’ufficio, senza perderla di vista. - Non guardarmi così.. è tardi …Tra poco devo passare a prendere mia figlia, Nick.. Nick. In realtà a lui piaceva il nome completo, Nicholas, ricordo del nonno. - Non ti trattengo, Signora… la solitudine mi farà buona compagnia.. e come hai detto poco fa, ci sarebbe da fare anche per te. Sonia sbuffò e lo seguì nel breve tragitto esterno fino all’ufficio. Era un appartamento che avevano adibito a sede di rappresentanza della piccola società che avevano messo su, in grado di realizzare prodotti multimediali. Di cui Sonia faceva parte. Anzi, una parte importante, visto che teneva i rapporti con clienti e finanziatori, seguendo le indicazioni del capo. Davanti alla porta c’era la targa L&C in bordeaux, il suo colore preferito. Entrarono nello studio, dove c’erano scrivania e divano contornati da una piccola libreria. Due scalini di marmo, che forse erano la cosa più bella di tutto l’appartamento, dividevano quella sala dal laboratorio informatico. Lei lo baciò sulle labbra e poi si accomodò sulla sedia e lo guardò che sfogliava la posta. Senza smettere di fissarla le passò un paio di lettere a cui bisognava rispondere. Lei le mise in evidenza in una cartellina. Poi aprì una busta dall’aria ricercata che lui le aveva passato senza degnarla di attenzione e la sbirciò. - Guarda un po’… sei invitato al Palazzo reale.. - Io? - Già. Ci premiano per la L&C. Dovremo presentare un filmato sui nostri lavori. E tu dovrai parlare.. - E quando? - Il 3 di Novembre.. Lui rimase un attimo a rifletterci. - Il giorno dopo i morti… Uhm… tu mi porterai al guinzaglio nelle sale del Palazzo? Sonia rise, poi riprese a guardarlo. - Vedi? A volte penso seriamente che tu sia pazzo, poi quando mi dici queste cose mi tranquillizzo, penso che giochi sul sicuro sapendo che sono idee impossibile.. se non fosse per questo certi tuoi messaggi mi preoccuperebbero davvero, sai? - Ancora non so perché.. Lei sospirò. Sapeva benissimo che aveva capito a cosa si stesse riferendo, ma voleva farla parlare. Allora decise di essere diretta. - Penserei che non ti rendi conto di quello che hai e vai cercando cose pericolose.. - Non capisco davvero cosa intendi, mia adorata.. Lei tirò fuori la lingua, prese il cellulare dalla borsa e lasciò scorrere il contenitore dei messaggi fino al punto desiderato. Allora si alzò e gli andò vicina.. - Leggi qui, ad alta voce, mi piace.. - Si, mia Signora Sonia lo toccò, ma solo per un attimo. …lei desidera che sia così e lo schiavo desidera la stessa cosa. Ed ambedue vivono per questo nel desiderio. Perché bagliori di una stessa fiamma.. - E allora, non è un po’ eccessivo? Non devo preoccuparmi? Con la mano riprese a sfiorarlo e sentì di nuovo la sua eccitazione. Si voltò verso di lui e lo baciò. Con passione.. - Basta così? Lo vide con gli occhi velati, ma immaginò che anche i suoi lo fossero. - Perché me lo chiedi?Sai bene che questo non mi basta.. Sonia andò a sedersi sul più alto degli scalini di marmo e lasciò ancora scorrere il contenitore alla ricerca di altri messaggi.. - Già, infatti… è questo che intendevo... però non vuoi venire a letto con me.. - E invece tu si? Lei agitò l’indice su e giù in segno di diniego. - Per niente. Ma a te manco interessa… ssshh, non rispondere, stai a sentire invece.. Lesse lei questa volta, ad alta voce. ..E sapere che l’unica cosa che la tua Signora ti concederà sarà la cura dei suoi piedi… Lasciò dondolare la scarpina. - E la signora te la concede: adesso.. Gli fece un cenno con la mano indicandogli il piede ed il pavimento. Un attimo guardava Nicholas, che, seduto sullo scalino più basso, le sfilava la scarpa, le prendeva il piede, glielo baciava. Subito dentro Sonia si aprirono le ostilità. Una parte di lei avrebbe voluto lasciarsi andare, anzi, spingersi molto più avanti. L’altra invece esitava. La sua educazione femminile, forse. O meglio, sentimentale, come avrebbe detto Nick. Non sempre, ma a volte si. In quella giornata era andata su e giù un bel pò e non le riusciva di vincere la ritrosia a concedergli una rischiosa confidenza. Che invece pareva una cosa molto intrigante per Nicholas. Per il loro gioco. Le fragranze dei tuoi passi… .In fondo era vero, non si fidava completamente di lui. Ma forse la cosa dipendeva da quella singolare relazione, ancora troppo superficiale. Non aveva ancora raggiunto i livelli in cui le remore se ne vanno da sole. E forse non li avrebbero raggiunti mai. Colpa della sua paura? Gli sollevò il viso e lo baciò di nuovo. Con il piede lo sfiorò di nuovo e sentì ancora più forte il suo desiderio.. - Lo so. Vorresti che continuassi. Ma adesso non c’è tempo . O forse si. Magari. E’ il gioco, no? A volte era accaduto che l’aveva carezzato fino a portarlo all’orgasmo. Come la prima nella sua auto. Spesso con il piede nudo. Una volta cinque minuti prima che lui tenesse una lezione. Non ce l’aveva fatta a trattenersi e lei aveva riso ai suoi tentativi di riparare alla cosa evitando che i suoi pantaloni mostrassero chiaramente i segni del “gioco.” Ogni volta che questo succedeva c’era una remora in meno in lei. Ma era pur sempre un qualcosa che toccava lei solo fino ad un certo punto. E qui i loro punti di vista riguardo al “gioco” cambiavano. Per lei “gioco” era quello. Il passo successivo sarebbe stato fare all’amore. Ma poi si domandava se non fosse una conclusione davvero banale. E rifletteva sulle cose di cui parlava Nicholas. Lui avrebbe voluto che lei compisse dei passi avanti. Che il gioco facesse dei passi avanti...Che lei reclamasse da lui il piacere, così che la cosa fosse scambievole, ma senza che si trasformasse in una relazione da letto. E così questa volta lui la fermò, sia pure con un evidente malincuore. - No, non è così. Il gioco così non può andare avanti. Interrompiamolo. Facciamo finta che non sia mai incominciato, come d’altra parte è. Sonia lo guardò. Quella reazione le faceva piacere, ma al tempo stesso un poco la spaventava davvero. - E va bene interrompiamo.. Lui non disse niente e lei non riuscì a starsene in silenzio. - Ma cosa vuol dire, non può andare avanti? Non ti piace più? - E’ un gioco che tu non giochi.. Sonia sospirò, ma senza spazientirsi. Questa aspetto delle loro discussioni era per lei sempre molto intrigante. Era qualcosa che l’aiutava a capire se stessa come prima non era mai accaduto. - Ricominciamo. Spiegami il perché. Le piaceva da morire quando lui le spiegava certi dettagli delle cose che la stupivano e poi la incantavano. Erano delle assolute novità per lei. Che le rimanevano dentro come la traccia di una musica non finita. Che lei portava avanti. Negli ultimi tempi spesso le capitava di toccarsi lasciandola fluire. - Il perché te l’ho detto e scritto mille volte. Non riesci a giocare davvero... Senza alzare la voce riprese a sfiorare il suo desiderio con il piede. - Giocare significa fare quello che vorresti tu? Lui non le rispose. Sentì la pressione di lei sul suo sesso e si sforzò di controllare un desiderio incombente. - E’ un modo singolare di essere schiavi quello di fare le ordinazioni per la padrona, non ti pare? Nicholas chiuse gli occhi. - Anche questo te l’ho già detto e scritto mille volte. Nessuna ordinazione, di nessun genere.. Lo sfiorò con ancora maggiore energia, poi lasciò scivolare via l’altra scarpa e gli passò il piede sulle labbra, superando ogni remora. - Però ci sono cose che ti piacciono, no? Si rese conto che si stava eccitando anche lei. E non poco. - Certo. Ma solo se piacciono anche a te, dovresti saperlo.. Lei smise di carezzarlo. Erano tutte cose vere quelle che lui stava dicendo. Tranne che, a questo proposito, c’erano certi pensieri che aveva lei che non sapeva se sarebbero piaciute a lui. Ma di queste sue idee lui non poteva sapere mentre gli sollevava di nuovo il viso e gli sfiorava più volte le labbra con le sue. - Vorrei proprio vedere se lo facessi davvero, come cambieresti idea. Se ti facessi provare cosa vuol dire essere una cosa mia, come scrivi tu.. Gli occhi di Nicholas si accesero. - Perché non lo fai? Lei rise. - Ma lo sai che sei bizzarro? Hai una vita tua, hai successo e una romantica donna inglese si è trasferita qui per te…. Si riferiva a Denise, la sua donna con la targa U.K. come la definiva lui, che per la verità, viveva già lì da un po’ lavorando per una agenzia turistica. E che in quel periodo aveva tutt’altri pensieri che il romanticismo, con il padre malato a Leeds. Ma Sonia aveva fatto solo un’interruzione, non aveva ancora finito.. - …e anche un paio di discepole da queste parti che ti fanno le fusa…. o credi che non abbia occhi per vedere? Lui fece spallucce. - E allora? Sonia riprese a scorrere i messaggi sul telefonino.. - Allora ecco qui, prima che li cancelli… Lo fissò per cogliere l’espressione disapprovante che immancabilmente comparve. - O anche questo non dovrei fare? dovrei forse lasciare i tuoi messaggi in bella evidenza? …Non si può vivere nella schiavitù a te senza dover ubbidire costantemente al tuo comando, di qualunque genere sia. Senza il tuo peso presente in ogni momento… Si fermò a guardarlo prima di riprendere. - Hai una pallida idea di come cambierebbe la tua vita se io lo facessi davvero? Lui assunse l’aria da maestro che la irritava, ma decise di non seguirlo per quella strada. - E anche la tua. E forse la cosa ti spaventa… Lei esitò prima di rispondere. - Mi spaventa per te, Nick… Lui le voltò le spalle. - … ma che ti ha messo la tua mamma nel caffè stamattina? Due cucchiaini di temperanza? Sonia s’irritò davvero come ogni volta che lui toccava gli argomenti della sua “altra” vita. Quella che la conduceva ad occuparsi tutti i giorni dei suoi genitori, delle loro consuetudini di vecchi. Le bottiglie di pomodoro da spostare, la protesi da riparare, il prezzo delle melanzane al centro commerciale e via di questo passo. - Vuoi provocarmi, vero? Quando ho accettato l’incarico che mi hai dato per la società, mi hai mai visto prenderlo alla leggera? Io non prendo niente alla leggera Nick. Se comincio qualcosa, lo faccio seriamente. Non sfidarmi confidando nell’impossibilità della realizzazione delle cose. Dovresti conoscere abbastanza cose della mia vita per sapere che non sono poi tanto raccomandabile.. A volte ci pensava a quanti aspetti di Sonia che lui tendeva a dimenticare. Non ultimo che fosse capace di reggere relazioni diverse con uomini diversi. E che in questo campo lui era l’ultimo arrivato. E non solo. Di quanto potesse essere determinata e perfino cattiva nella difesa del suo territorio, delle cose della sua famiglia, dei suoi ragazzi. Di quanto fosse irremovibile e combattiva nelle sue scelte. Ma questo non gli impedì di continuare a provocarla. - Però ti vergogni persino di farti sfiorare i piedi dopo una passeggiata.. La stoccata andò a segno e Sonia preferì prenderla alla larga. Questa storia della mancanza di coraggio cominciava però a contrariarla. Fece una pausa e poi si sfiorò le labbra con la lingua. - Perché non chiamiamo le cose con il loro nome, Nick… Sfiorare o leccare ? Con un po’ di perfidia accentuò la pressione sul suo sesso. - Magari dopo averti provocato un orgasmo, no? Perché poi dopo? Hai pensato che potrei non piacerti più, dopo? Lui non riuscì a trattenere un sospiro e lei sorrise continuando ad accentuare la pressione. - Non è chi ubbidisce a stabilire le regole, non ti pare? La voce di Nicholas si era fatta quasi roca. - Quelle le stabilirei io, allora? Completamente? - Si. Tutto come vuoi tu.. Interruppe il gioco di colpo, fissandolo con interesse negli occhi, ormai completamente velati.. - Infatti, ecco qui.. Guardò l’orologio. Cominciava a farsi davvero tardi e con il traffico che c’era in città non era il caso di prenderla alla leggera. Però stava prendendo gusto a quel gioco. E le veniva voglia di lasciarsi prendere da certe sue fantasie. Ma era un po’ dispiaciuta di non essere arrivata fino in fondo. Di non avergli regalato il piacere. Retaggi della sua educazione sentimentale, probabilmente. - Lo sai che come schiavo puoi “davvero” scordarti di infilare il tuo spadino dentro di me? Notò che gli ricompariva sul viso una smorfia ironica. L’argomento era stato spesso all’ordine del giorno nei loro discorsi. Nelle more dei discorsi sulle relazioni da letto “banali”. - Allora hai deciso di venire a letto con me.. Ma dove hai letto dello spadino, su Bolero film? Lei rimise le scarpe. Ma lentamente lasciando che lui seguisse quello che faceva. - Non farti illusioni. E quanto a dove ho letto quella parola non me lo ricordo. Ma il fatto rimane. E tu stai già fantasticando sulle alternative, no? potrei farlo anch’io, sai? Potresti scoprire certe mie fantasie che non ti piacciono. Ci hai pensato? Lui non rispose e lei si fermò un attimo come se stesse riflettendo su qualcosa che non era sicura di voler dire. Forse neppure pensare. - E tra di noi non sarebbe mai più come prima.. Nicholas si accorse che il suo sguardo si era fatto quasi cupo. - Che vuoi dire? Si alzò in piedi e cancellò quell’espressione dal viso. - Lascia perdere:è giusto quello che hai detto, prima. Come desidero io. Visto che continui a provocarmi, ti lascio una riflessione per il tuo pomeriggio. I miei piedi, che desideri sopra ogni cosa, quando sono molto accaldati hanno un odore tanto forte che non li sopporto neppure io.. prega che non mi venga voglia di esaudirti. Ciao, devo scappare… Lui annuì reprimendo la voglia forte che aveva di supplicarla di continuare a toccarlo. E provò la strada del sarcasmo. - La corsa del martedì.. Lei gli prese il viso tra le mani e gli baciò la bocca con trasporto, trafficando con la mano tra le sue gambe per verificare che l’eccitazione fosse ben viva. Lo era, eccome. - Non ti dico bugie, devo davvero andare da mia figlia… e tu questa storia la conosci solo perché te ne ho parlato io, altrimenti non l’avresti indovinata mai, come tutti gli altri che mi stanno intorno, del resto… ma adesso che ho scoperto che tu sei davvero geloso… Fece due passi e poi si fermò nel vano della porta. - Sai cosa potrei fare? ..farteli leccare il martedì i miei piedi “odorosi”, Nick… con cura… prima di andare da lui, che te ne pare come idea, Nick? Lo vide rabbuiarsi e uscì soddisfatta. Aveva pareggiato la partita. |
| Ultimo aggiornamento Sabato 24 Luglio 2010 17:49 |

Napoli, Ottobre, sabato 

Commenti
Che delizia di racconto. Poi uno si immagina la faccia di Vince quando gusta i suoi personaggi, il chè dà sostanza e vigore comico-realisti co al tutto.
Davvero bello.
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